Gedichte · Faetano ·

A Zacinto

Nè più mai toccherò le sacre sponde

Ove il mio corpo fanciulletto giacque,

Zacinto mia, che te specchi nell’onde

4Del greco mar, da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde

Col suo primo sorriso, onde non tacque

Le tue limpide nubi e le tue fronde

8L’inclito verso di Colui che l’acque

Cantò fatali, ed il diverso esiglio

Per cui bello di fama e di sventura

11Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,

O materna mia terra; a noi prescrisse

14Il fato illacrimata sepoltura.

— Ugo Foscolo

von Fremdinhalte · Regionauts

Quelle: Ugo Foscolo († 1827) · gemeinfrei · Wikisource