Provincia autonoma di Bolzano: Storia
=== Epoca preromana ===
I rinvenimenti archeologici dimostrano la presenza dell'uomo nelle valli dell'odierno Alto Adige dopo la fine dell'ultima glaciazione, intorno al 12000 a.C. Reperti provenienti dall'Alpe di Siusi sono databili al paleolitico inferiore.
La celebre mummia del Similaun, nota anche come Ötzi, avrebbe un'età di circa 5 300 anni. Questo la pone nell'età del rame, momento di transizione tra il neolitico e l'età del bronzo.
Appartiene alla tarda età del bronzo e alla prima età del ferro la cultura di Luco-Meluno, che prende il nome da due importanti siti archeologici presso Bressanone.
Intorno al 500 a.C. si sviluppò la cultura di Fritzens-Sanzeno, conosciuta anche come la cultura dei Reti, popolazione di etnia etrusca secondo lo scrittore di epoca romana Plinio. Studi recenti di linguistica hanno confermato una parentela tra la lingua retica e quella etrusca.
Nel 16 a.C. e 15 a.C., i Romani sotto Druso e Tiberio occuparono il territorio alpino, spingendosi fino alle rive del Danubio. La parte settentrionale dell'odierno Alto Adige venne divisa fra le due province Rezia (Raetia prima e Raetia secunda) e Norico (Noricum), mentre quella meridionale che includeva la Val d'Adige fino all'altezza di Merano venne inclusa nella Regio X Venetia et Histria.
Il periodo romano si protrasse per cinque secoli e lasciò profonde tracce nella regione che fu fortemente latinizzata. Le popolazioni autoctone svilupparono una parlata neolatina nella quale si fuse il sostrato retico-celtico, il cosiddetto retoromanzo.
Dopo l'anno 400 d.C., nella tarda romanità, si diffuse il cristianesimo, influenzando in misura crescente la vita pubblica e privata.
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione fu inclusa nel Regno di Odoacre e successivamente nel Regno degli Ostrogoti. Dopo la guerra gotica la regione venne ripetutamente contesa tra Longobardi e Bavari, per poi essere inglobata nell'Impero carolingio nella seconda metà dell'VIII secolo. In questo periodo la regione era parte della diocesi di Sabiona, la quale, in virtù della strategia di Carlo Magno di assegnare i passi alpini a istituzioni ecclesiastiche a lui fedeli, venne scorporata dal patriarcato di Aquileia e assegnata alla sede di Salisburgo, elevata a metropolia proprio per volontà del sovrano franco. Dal punto di vista delle circoscrizioni laiche, invece, l'area risultava divisa in tre comitati: Vallis Norica, Vallis Pustriosa e Vallis Venusta.
Nel 1027, al fine di consolidare il suo controllo sull'accesso alla penisola, l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II concesse ai vescovi di Trento e di Bressanone il potere temporale sulle rispettive diocesi. I principati vescovili di Trento e Bressanone sopravvissero fino alla secolarizzazione napoleonica del 1803.
Nel corso del XII secolo iniziò l'ascesa delle casate nobiliari a scapito del potere dei due principi vescovi. Riuscirono a imporsi i conti di Tirolo, una casata che prese il nome dall'omonimo castello presso Merano. Fu Mainardo II a dare alla regione del Tirolo i confini che poi, con minimi ampliamenti, restarono immutati fino al 1918. …